Quanto è importante condividere e confrontarsi? Come stabilire un dialogo di crescita reciproca? La forma è sostanza? Siamo certi di dare attenzione all’ascolto e all’osservazione?

Domande che spesso ci poniamo nel nostro team.

Ogni momento di confronto con i clienti o con i collaboratori, sono incontri speciali di breafing dove, nel trattare gli argomenti, sottoponiamo le nostre idee e ci confrontiamo per ricercare soluzioni.

mettiamo in campo idee e ricerchiamo soluzioni.

Spesso nel parlato, si celano le verità non dette legate alla soggettività degli interlocutori.

Per questo adottiamo un metodo per filtrare, evidenziando così i punti di “neutralità oggettiva”, applicando quello che viene definito “pensiero sistemico”, ovvero non analizzando solo la causa-effetto, ma osservando cosa ne ha impedito la buona riuscita.

Naturalmente senza “gettare nulla”, evidenziando il mancato risultato prefissato, valutando lo scostamento e valorizzando il dato ottenuto come un parametro importante di riferimento sia esso negativo o positivo.

Come facciamo tutto questo? Da queste riflessioni nasce “Pillole di gestione”, un luogo di confronto dove interagire per trovare la soluzione a questo ed altri argomenti che tratteremo nelle prossime settimane argomentati su progetti ed esperienze reali, i quali, per ovvi motivi di riservatezza, saranno rappresentati da dati e nomi di pura fantasia, ma coerenti per la casistica trattata.

I Modelli Organizzativi

 

La partenza sta nel stabilire il punto di vista: prendiamo ad esempio un tema ad alta priorità di intervento in azienda, il modello organizzativo; non parlo di modello di business, ma proprio della parte produttiva e scheletrico-funzionale, dove troviamo, da una parte le ergonomie degli spazi statici, e dall’altra quella dinamica relazionale delle risorse umane.

 

Bene, ho appena introdotto l’approccio sistemico, identificando i due macrosistemi, quelli statici e quelli dinamici.

 

Spesso quando faccio formazione suggerisco di immaginare un tavolo vuoto privo di oggetti e di cominciare ad appoggiare sopra gli oggetti di interesse (che sia un progetto, un problema etc), indipendentemente dalla loro natura.

 

Così facendo, succede che più oggetti (sistemi) metto sul tavolo, più il mio angolo di visione cambia ed intravede interconnessioni, ovvero: riordina gli spazi tra gli stessi e li funzionalizza tra loro, ma soprattutto individua e “vede” le componenti necessarie allo scopo.

 

Torniamo al modello organizzativo: abbiamo menzionato due sistemi ma che ne dite di inserirne un terzo, come l’ambiente (mercato).

 

Seguendo questo approccio si possono determinare tanti altri “sistemi” propedeutici all’obiettivo e che a loro volta possono essere suddivisi in “sotto sistemi” con sviluppi orizzontali e/o verticali.

 

Intravedete le potenzialità di analisi, da questo punto di vista?

 

Ecco l’importanza di individuare i sistemi per meglio comprendere le cause di  quello che succede in un’infrastruttura complessa.

In pratica: introduzione 

Prendiamo ad esempio il layout distributivo di uno studio medico o ergonomia degli spazi: se identifichiamo nel perimetro dello studio il “sistema” principale, andremo a creare due primi sotto sistemi meglio identificati come “area amministrativa” e “area clinica”.

Nell’area amministrativa valuteremo il percorso che il paziente deve fare per fruire degli spazi che abbiamo individuato per lui e che cosa troverà affinché la sua esperienza nello studio sia “unica”, prima ancora di accomodarsi alla poltrona. Quindi analizzeremo nel dettaglio arredi, la posizione delle sedute, degli accessori riferiti con l’angolazione visiva del paziente stesso.

Niente è mai lasciato al caso, ma tutto va ponderato ed è parte integrante sempre di un disegno più grande.

 

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